11 apr 2013

The (well-dressed) wedding guest

Maggio si avvicina e con esso il periodo più florido per ricevimenti, occasioni e inviti mentre la spinosa questione si ripropone puntuale come al solito: cosa indossare? Non ci sono più i matrimoni di una volta direbbe qualche signora attempata, ed in realtà è così: decadute le tradizioni e le opulente usanze il matrimonio è sempre più intimo, light, informale, décontracté. Per colpa (o grazie, dipende dai punti di vista) della crisi e dell'unione di diverse culture si riscopre il valore simbolico del rituale non più visto come un momento topico atto a sottolineare il potere e le condizioni economiche di chi lo organizza ma un mezzo per celebrare finalmente l'amore in tutte le sue sfaccettature circondati da pochi e selezionati invitati. Se i matrimoni accantonano gli esibizionismi e si svolgono sempre più in sordina (e non per evitare faide o litigi di famiglia) quello che ancora rimane intemporelle invece è la cura con cui i partecipanti selezionano lo stile da esibire e, anche in questo caso, non ci si veste più per apparire ma per comunicare la propria personalità, come se i codici vestimentari e i dettami del galateo dovessero in qualche modo piegarsi all'individualità e alle esigenze di chi presiede all'evento.


Il classico non è più così rigido: se alcuni cliché rimangono immutati nel tempo è la severità monolitica ad essere sottratta. Un bell'abito o un completo su misura rimangono adatti ad ogni ricevimento di sorta ma se volete andare oltre il convenzionale il mescolamento di fantasie a contrasto o la scelta di proporzioni insolite si rivela un ottimo escamotage per stravolgere abbinamenti già collaudati.


Un gradino più in alto pur rimanendo nei confini dell'intramontabile eleganza. Per una volta si può, anzi si deve, dar sfogo agli animi più estrosi: tessuti laminati, color block, gonne asimmetriche in frusciante chiffon di seta plissettato e contaminazioni materiche. Qui è la fluidità a spadroneggiare, con disinvoltura.


Varietà non vuol dire necessariamente originalità, diverso non sempre significa appropriato, per questo anche negli eccessi vale il vecchio detto della scrittrice francese Émilie du Châtelet secondo cui le donne sciocche subiscono le mode, quelle pretenziose le esagerano e quelle di buon gusto scendono a patti con esse, senza esasperarle forzatamente. E' giusto non voler passati inosservati ad un matrimonio e in qualunque posto ma ricordate che i protagonisti, quel giorno, sono altri. Anche qui tuttavia alcuni stratagemmi tornano utili: un suit sartoriale dalla tinta squillante, un soprabito dalla stampa grafica, un harem pant dai volumi provocatori. 


 Come precedentemente detto pare esser terminata l'epoca dei festeggiamenti senza-fine: meglio un cocktail in piedi o un apericena a bordo piscina (per poi magari finirici direttamente dentro) quindi anche il dress-code si ritrova a dover subire importanti modifiche e cambiamenti che sembravano impossibili fino a poco tempo fa: se il jeans rimane per ora relegato nel limbo della coscienza è il bianco a non esser più tabù. Censurato ancora nella sua purezza si decide timidamente di inserirlo domato da altre tinte o per capi basic se la cerimonia è informale. Stesso discorso per il suo antagonista: nonostante l'ampio range di colori a disposizione il nero sembra essere ancora il preferito delle donne per le sue proprietà ottiche e per un'idea di raffinatezza instaurata nel tempo e mai più abbandonata. Se proprio non riuscite a farne a meno meglio riservarlo per le nozze con annesso party serale manipolando epoche e lasciandosi ispirare da costumi diversi dal proprio: il mood sixties e l'imprinting orientale sono severi quanto basta mentre la stampa fenicottero sui pantapalazzo cropped di Uniqueness è irriverente senza risultare ridicola.

 {da sinistra: abito monospalla con pois macro Asos, sandali in vernice con incrocio Bata, abito a-line con bordi bold a contrasto Mademoiselle Tara via Asos, tunica con volant laterale Ted Baker via Asos, sandali con cinturino alla caviglia Topshop. A destra dall'alto: sandali con lisca gioiello centrale Accessorize, ballerine con dettaglio in rete F-Troupe via Asos, maxi bag in suede con zip a vista Zara, bib necklace con perline e catena Pieces via Asos, deco con micro tacco Zara}

Infine giungono ottime notizie dai catwalks. Abituate ad anni di sofferenze e torture è ancora lo spirito degli anni '60 con la sua ventata di femminismo a venire in nostro soccorso: tra kitten e petite pumps il tacco cede ad una decrescita controllata, tanto vale approfittarne per non sentir supplicare pietà piedi e schiena nel bel mezzo delle danze. Persino le ballerine, oltre che i sandali flat, usufruiscono del momento benevolo per avanzare pretese ottenendo un restyling importante: vietate le pianelle con cui portate a spasso il cane e le Havaianas da spiaggia, la parola chiave è deluxe. Sul fronte accessori la bib necklace lievita diventando il pezzo che catalizzerà l'attenzione così come la borsa subisce una dieta ingrassante: clutch e pochette giacciono oramai dimenticate sulle pagine di polverosi manuali di eleganza mentre lo stile deve tener conto anche delle esigenze quotidiane, per questo la mamma con prole e micro borsa al seguito non è credibile (a meno che non vi portiate appresso una nanny in carne ed ossa) e fare avanti e indietro dal ristorante all'auto nel parcheggio per reperire pannolini e pappette è inopportuno oltre che scomodo, anche se indossate delle ballerine.

5 comments:

Claudia ha detto...

bellissimo (e utilissimo) post!
Ottimi spunti!

Cristina Elle ha detto...

Grazie Claudia :)

La vezzosa fanciulla ha detto...

Ecco io vorrei andare a un matrimonio (anzi a due) solo per indossare i vestito di Nina Ricci o quello di Carlos Miele... Peccato che questo sia l'unico anno in cui non ho nessun invito!!!

Cristina Elle ha detto...

Ehehe quando servono, mannaggia :D
Cmq dai quello Nina Ricci è facilmente sfruttabile anche in altre occasioni, un anniversario, un compleanno... ;)

Liquorish Online ha detto...

I love the collection over ladies dresses for wedding.

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