10 feb 2013

Why not? Vivere in un catalogo...

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Ripensavo tra me e me sulla comodità, paradossalmente parlando, di abitare in un catalogo di arredamento. Pulizie affidate a specialisti, mobilia impeccabile, cambio continuativo degli arredi.

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L'istinto adrenalinico e la passione -leggi fissa- per qualcosa che ti fa riempire il carrello per poi pensare in modo estemporaneo che si, forse casa tua, o il tuo armadio, sarebbero sicuramente migliori in tal modo ma anche soggetti a "deterioramento visivo" (presente quando vedi dieci volte lo stesso film? Anche se lo apprezzi dopo un po' bisogna andare oltre), una saturazione prospettica che rende un dettaglio tanto amato e voluto un po' ridodante, esagerato. Le donne sono esseri in costante evoluzione, il bisogno di cambiare è intrinseco, vale nella vita quanto nell'abbigliamento o in casa. La staticità non ci appartiene, per ovvi motivi fisiologici,  ma i cambiamenti repentini ci destabilizzano. Eppure molto spesso diamo un taglio netto a tutto, capelli, relazioni, lavoro.
Ci ritroviamo a riempire sacchi neri di oggetti e capi che una volta ci sono appartenuti ma che ora non sentiamo più nostri. E allora si, pensi che forse quel qualcosa te lo meriti, e cerchi di concedertelo a piccole dosi, per evitare che finisca velocemente in quel sacco nero, come una gratifica, un dettaglio qua e là, una chicca posta al punto giusto per poi completarlo con quello che eri prima, con quello che sei stata fino ad ora e con quello che vorrai essere in futuro, nel limite del possibile. Perchè la tela siamo noi, e il resto è solo la cornice. 
Starà mica nell'equilibrio la via per vivere bene?

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